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Redazione dello Staff DRONET: Dott. Giovanni Serpelloni Diana Candio.
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Il meccanismo della negazione nella tossicodipendenza |
21-11-2008 I consumatori di droga hanno spesso comportamenti caratterizzati dalla negazione (denial) della gravità del proprio problema. Sebbene tale meccanismo psicologico sia considerato una forma di difesa, recenti indagini suggerirebbero che potrebbe dipendere da una disfunzione cerebrale simile a quella osservata in altre patologie neuropsichiatriche.
L’indagine è stata presentata da Rita Goldstein, coordinatrice del gruppo di neuroimmagine presso il Department of Energy’s Brookhaven National Laboratory, nell’ambito del convegno annuale tenutosi presso la Society for Neuroscience a Washington su “Ridotta presa di coscienza della malattia nella tossicodipendenza”. Secondo la ricercatrice i pazienti che soffrono di patologie mentali quali la schizofrenia spesso non hanno consapevolezza dei propri sintomi e della gravità del proprio disturbo. Questa compromissione non solo può peggiorare i sintomi ma anche ridurre la risposta e l’adesione al trattamento terapeutico.
Il deficit di consapevolezza sembra abbia origine da un deterioramento delle medesime regioni cerebrali interessate dai sintomi della dipendenza – per esempio la persistenza dell’uso di droga anche quando scompare l’effetto piacevole. Questo deficit spiegherebbe la difficoltà dei tossicodipendenti di riconoscere, accettare ed ammettere i sintomi della dipendenza così come il bisogno di cure. Si contribuirebbe inoltre a spiegare il fallimento di questi pazienti ad aderire ai regimi terapeutici e la tendenza ad avere ricadute.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Brookhaven National Laboratory
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Droghe e gruppi di giovani vulnerabili |
19-11-2008 Nella popolazione generale emergono gruppi specifici particolarmente svantaggiati e potenzialmente a rischio di emarginazione sociale, più esposti a problematiche legate a cattive condizioni di salute, consumo di droghe, alimentazione carente e basso grado di istruzione.
A livello europeo, l’individuazione di questi gruppi vulnerabili è diventata una delle priorità delle politiche in materia di stupefacenti al fine di predisporre interventi mirati verso i gruppi e le aree geografiche più a rischio di sviluppare un consumo di droga problematico.
L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze ha affrontato il tema “Droghe e gruppi vulnerabili di giovani”, esaminando le politiche e gli interventi predisposti in trenta paesi europei a favore di gruppi di giovani vulnerabili di età compresa tra 15 e 24 anni. Si tratta, nello specifico, di giovani delinquenti, giovani affidati a istituti assistenziali, giovani che abbandonano la scuola, studenti con problemi sociali o scolastici e giovani che vivono in famiglie e/o quartieri svantaggiati con problemi correlati al consumo di droga. A volte la stessa persona può appartenere a più gruppi vulnerabili contemporaneamente e si possono manifestare effetti cumulativi.
Attualmente non esiste una definizione standard europea di “vulnerabilità”, e gli indicatori che definiscono un gruppo vulnerabile variano da uno Stato membro all’altro. I gruppi vulnerabili sono esaminati all’interno del rapporto in base ai legami con le istituzioni (giovani che abbandonano o marinano la scuola, ragazzi affidati a istituti assistenziali e giovani delinquenti) e distinti all’interno della comunità: famiglie vulnerabili, giovani senzatetto, giovani che vivono in quartieri degradati e minoranze.
Il legame tra fattori di rischio e di protezione e il consumo di droga tra i giovani appartenenti a gruppi vulnerabili non rappresenta una relazione di causa-effetto e, in questi termini, non permette di fare una previsione certa del consumo di droga. Tuttavia, individuare i gruppi vulnerabili e dedicare loro misure di prevenzione selettiva può essere efficace nella prevenzione del consumo di droga. Tale considerazione vale in particolare per quei gruppi che non percepiscono come problematico il consumo di droga.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze
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Unione Europea: Relazione annuale sulle droghe 2008 |
18-11-2008 L’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze ha pubblicato il nuovo rapporto “Relazione annuale 2008: evoluzione del fenomeno della droga in Europa”, che descrive i fatti salienti, i dati e i trend più recenti osservati a livello europeo in materia di sostanze stupefacenti.
La relazione offre una rassegna sulla situazione nei 27 Stati membri dell’Unione Europea e in Croazia, Turchia e Norvegia, presenta i dati più recenti sulla prevalenza e sui modelli di consumo, sull’offerta e sulla disponibilità di droga nel panorama europeo. Il rapporto propone inoltre un quadro dettagliato sulle politiche e sulla giurisprudenza in materia di sostanze stupefacenti, sulle risposte sociali e sanitarie adottate, sulle malattie infettive e i decessi droga correlati, sulle nuove droghe e sulle tendenze emergenti. Le sfide principali sono rappresentate dal continuo aumento dei consumi di cocaina, dal consumo di oppiacei che rappresenta ancora il principale responsabile dei costi sociali e sanitari legati al consumo di droga, dalle alte percentuali di decessi droga correlati.
In Europa il consumo di cocaina è in costante crescita, 3,5 milioni di giovani europei (15-34 anni) ne ha fatto uso nell’ultimo anno e 1,5 milioni nell’ultimo mese. Desta particolare preoccupazione il consumo di cocaina da parte del 3,2% dei giovani italiani nell’ultimo anno, una tra le percentuali più alte di consumo in Europa dopo Spagna (5,2%) e Gran Bretagna (5,4%). Emergono segnali di cambiamento relativi all’uso di oppiacei che rimettono in discussione il “lento miglioramento della situazione rispetto all’eroina” segnalato lo scorso anno. L’uso di oppiacei non è più in calo, ma si è stabilizzato, e riguarda 1,3 - 1,7 milioni di consumatori problematici, oltre ad essere causa dell’80% delle overdose mortali.
La riduzione dei decessi correlati alla droga rappresenta un obiettivo esplicito delle strategie nazionali in materia di stupefacenti: un giovane europeo muore ogni ora a causa di un'overdose che avrebbe potuto essere evitata. Risulta, quindi, necessario dare priorità alle misure di prevenzione delle overdose e mirare ai gruppi ad alto rischio (per es. persone che escono dal carcere o che ricadono dopo un trattamento). Nell’ambito dell’Unione Europea sono state sviluppate notevoli capacità di monitoraggio del fenomeno droga e gli Stati membri condividono un approccio comune in materia di lotta alla droga che ha reso possibile una maggiore stabilità dell’uso di droghe a livello europeo.
Documenti: Scarica presentazione slide. Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Osservatorio Europeo delle droghe e delle Tossicodipendenze
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ONU: anticipazioni “Afghanistan – Opium survey 2008” |
17-11-2008 Dal 2007 la coltivazione dell’oppio in Afganistan è scesa del 19%, fermandosi quest’anno a 157.000 ettari coltivati a papavero rispetto ai 193.000 dell’anno precedente, e anche la produzione di oppio si è ridotta del 6%. Sono i dati che Antonio Maria Costa, Direttore esecutivo dell'Ufficio Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine ha anticipato in una conferenza stampa per la presentazione del rapporto annuale sulla produzione di oppio in Afganistan, che sarà presentato ufficialmente a Londra il 27 novembre.
Una tendenza significativa riguarda la riduzione e la concentrazione delle coltivazioni in sette province del sud-ovest del paese (98%), dove gli insorti e la criminalità organizzata controllano il territorio. Il calo osservato è quindi imputabile alla diminuzione della coltivazione in numerose province, oltre che alle dinamiche dei prezzi agricoli che hanno portato ad una riduzione dei prezzi dell’oppio in termini nominali pari al 20%, considerato che da anni l’offerta afgana supera di gran lunga la domanda a livello mondiale.
La riduzione e la convergenza dei prezzi dell’oppio e l’aumento dei ricavi derivanti dalla coltivazione di grano rappresentano per il governo afgano e i suoi partner internazionali un’opportunità unica per rafforzare questa tendenza, adottando severe misure anti-droga che inducano ad abbandonare le coltivazioni illecite. Infatti, il rapporto tra il reddito lordo generato dall’oppio e quello generato dal grano (per ettaro) si è ridotto 3 a 1, mentre nel 2007 era di 10 a 1. Rispetto l’anno precedente, nel 2008 la coltivazione di oppio impiega un milione di persone in meno. Tuttavia si stima che in Afganistan la coltivazione, la produzione e il traffico dell’oppio, controllato e gestito dai guerriglieri, entro la fine dell’anno produrrà un profitto pari a circa mezzo miliardo di dollari.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: UNODC
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Italiani e sigarette, consumi stabili |
14-11-2008 I dati del 2008 confermano quanto osservato negli ultimi 3 anni, secondo cui si assiste ad una sostanziale stabilizzazione della quota di fumatori tra la popolazione di 14 anni e oltre (22,2%), sebbene tra il 2000 e il 2005 si sia registrata una riduzione dei fumatori di circa 2 punti percentuali.
Attualmente in Italia fumano circa 11,2 milioni di persone (6,5 milioni di uomini e 4,7 milioni di donne), i non fumatori sono il 52,9% e gli ex fumatori rappresentano il 22,9%, secondo le ultime stime pubblicate a novembre nell’Annuario statistico italiano dell’Istat. Il tabagismo è più diffuso tra i maschi rispetto alle femmine (28,6% vs 16,3%) e riguarda soprattutto la fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, dove i fumatori rappresentano il 29,2%. Sempre in questa fascia d’età, tra i maschi si riscontra la percentuale più elevata di consumatori (36,9%), mentre la quota più elevata di fumatrici (24,3%) corrisponde alla fascia d’età 45-54 anni.
Tuttavia, i non fumatori rappresentano la maggioranza della popolazione (52,9%), mentre il 30,4% dei maschi e il 15,9% delle femmine dichiara di aver fumato in passato. Gli effetti nocivi del fumo (attivo e passivo) sono ben documentati da numerose indagini epidemiologiche. L’esposizione al fumo di tabacco può comportare l’insorgenza di patologie cronico-degenerative soprattutto a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Nazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: ISTAT
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CAMK4: gene responsabile dipendenza cocaina |
11-11-2008 La natura persistente della dipendenza da sostanze stupefacenti è stata associata alla plasticità neuronale nello striato e nel nucleo accumbens. Al fine di individuare i processi molecolari che causano queste modificazioni, un gruppo di ricercatori del Central Institute of Mental Health di Mannheim – Germania – ha esaminato il ruolo svolto dal gene CaMKIV, ritenuto corresponsabile nello sviluppo della dipendenza da cocaina.
Inizialmente sono stati condotti alcuni esperimenti su topi a cui era stato modificato questo gene e che mostravano una maggiore sensibilità alla cocaina, evidenziata dal rafforzamento del condizionamento rispetto al luogo di somministrazione e dalla ricerca della droga anche dopo l’assunzione. I ricercatori, per verificare la pertinenza di tali osservazioni anche negli studi clinici, hanno condotto dei test genetici su 670 soggetti con dipendenza da cocaina e più di 700 non utilizzatori. I risultati hanno evidenziato un’associazione significativa tra il gene CaMKIV e la dipendenza da cocaina, che spiegherebbe il ruolo svolto da tale proteina nello sviluppo e nella durata dei comportamenti additivi.
Secondo Rainer Spanagel, coordinatore dello studio, questa variante genica potrebbe essere considerata quale marcatore della vulnerabilità alla dipendenza da cocaina, poiché è stato riscontrato che i soggetti con dipendenza da cocaina hanno un 25% in più di probabilità di essere portatori di questa variante genica rispetto ai non utilizzatori.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Proceedings of the National Academy of sciences
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Ecstasy e perdita della memoria |
10-11-2008 L’ecstasy, una sostanza appartenente alla categoria delle amfetamine, è una delle sostanze più utilizzate nel Regno Unito. La MetilenDiossiMetaAnfetamina (MDMA), il principio attivo dell'ecstasy, agisce sulla serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella regolazione del sonno, dell’appetito e nell’elaborazione dei pensieri. L’assunzione costante di ecstasy, infatti, provocherebbe problemi di memoria e difficoltà di apprendimento di serie logiche di fatti.
Uno studio condotto dal professor Mark Blagrove dell’Università di Swansea – Regno Unito – e in pubblicazione sulla rivista Neuropsychobiology, ha valutato l’effetto dell’ecstasy sulle capacità di apprendimento e di memorizzazione sottoponendo diversi gruppi di persone (consumatori di ecstasy e non utilizzatori) a semplici prove. Il primo test richiedeva ai partecipanti di ricordare i dettagli di un breve articolo di cronaca. I consumatori di ecstasy, che avevano utilizzato la sostanza 2-3 giorni prima, presentavano maggiori difficoltà e riuscivano a ricordare solo l’83% dei particolari, rispetto al gruppo di controllo. Lo studio ha esaminato inoltre gli effetti di questa sostanza sulle capacità di apprendimento, proponendo agli esaminati di imparare dei semplici esercizi, verificando come i consumatori di ecstasy non presentavano difficoltà ad acquisire nuove abilità motorie. I consumatori di ecstasy incontrerebbero quindi più difficoltà a ricordare una serie di fatti o di dati, attività normalmente richieste in qualsiasi lavoro.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Swansea University
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Il trattamento delle dipendenze negli adolescenti |
05-11-2008 Lo sviluppo di approcci terapeutici specifici per adolescenti con problemi legati all’uso di droga ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni. In particolare, la terapia famigliare attualmente è considerato il trattamento di elezione per affrontare queste problematiche. Tuttavia anche l’approccio cognitivo comportamentale è molto utilizzato, focalizzandosi sull’individuo o su un gruppo di pari.
La presente indagine, coordinata dal professor Howard dell’Università di Miami - Florida - e pubblicata su Addiction, si basa su uno studio randomizzato che confronta l’efficacia di due diversi approcci terapici nel breve e medio termine (1 anno). Lo studio ha coinvolto 224 giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni, in maggioranza maschi, consumatori di droghe. Circa il 75% degli adolescenti rientra nei criteri del DSM-IV per la dipendenza da cannabis, il 20% per la dipendenza da alcol e il 13% per la dipendenza da sostanze psicoattive.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi ed assegnati con criterio casuale alle terapie; la durata, la frequenza e il format dei trattamenti erano identici. Entrambi i trattamenti hanno avuto un esito positivo nella riduzione del consumo di cannabis, sia durante il trattamento che a distanza di sei mesi, ottenendo risultati simili. Tuttavia, ad un’analisi più approfondita la terapia famigliare è risultata più efficace nella riduzione dell’uso problematico e dell’uso occasionale di sostanze. A distanza di 12 mesi dal trattamento, più della metà degli adolescenti che avevano partecipato alla terapia famigliare (64%) riferivano un uso ridotto di sostanze psicoattive rispetto al 44% dei giovani che avevano seguito la terapia comportamentale.
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Addiction
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Disturbi d’ansia e uso di marijuana |
03-11-2008 L’uso di marijuana può causare numerosi disturbi di origine ansiosa, anche se la natura di tale relazione non è ancora chiara. L’individuazione di queste persone a rischio rappresenta un importante obiettivo della ricerca, poiché numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato una relazione tra ansia, uso di marijuana e patologie droga correlate.
Uno studio coordinato da Julia Buckner del Dipartimento di Psicologia dell’Università della Luisiana, si è proposto di chiarire se i disturbi d’ansia siano correlati ad una maggiore frequenza d’uso di marijuana, in base anche alle aspettative (riduzione della tensione oppure paura degli effetti dannosi) proiettate sulla sostanza stessa. Il campione composto di studenti universitari con un’età media di 18,8 anni, è stato distinto in tre gruppi di consumatori (non utilizzatori, utilizzatori occasionali ed abituali).
I risultati dell’indagine, pubblicati sul numero di ottobre di Additive Behaviors, evidenziano che i disturbi d’ansia sono associati ad una maggiore vulnerabilità all’uso di marijuana. Infatti è stata riscontrata una maggiore frequenza d’uso tra gli studenti più ansiosi, sebbene preoccupati per i possibili effetti dannosi della sostanza, probabilmente per alleviare lo stato ansiogeno. Inoltre, aspettative negative sugli effetti della marijuana potrebbero giocare un ruolo importante nella comparsa simultanea di disturbi d’ansia e patologie droga correlate. I consumatori abituali infatti risultano più vulnerabili, evidenziando una correlazione positiva tra aspettative negative e patologie correlate.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: international Journal of Addictive Behaviors
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Lo stato della ricerca sulle droghe negli Stati membri europei |
31-10-2008 La ricerca sulle droghe è fondamentale per monitorare ed avere una maggiore consapevolezza della situazione attuale, dei trend emergenti e delle nuove modalità di consumo delle sostanze stupefacenti a livello europeo.La politica europea in materia di stupefacenti si basa sempre più sui risultati raggiunti dalla ricerca, che svolge un ruolo importante nella definizione di priorità, di “best practice” e di strategie politiche. Tuttavia, è difficile fornire un quadro della ricerca sulle droghe in Europa. Il consumo di stupefacenti, infatti, è trasversale ad ampi strati della società e, per tale ragione, la ricerca abbraccia diverse discipline quali: salute pubblica, psichiatria e psicologia, sociologia, medicina, diritto, criminologia, scienza ed economia politica.
Sulla base di queste considerazioni, l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) dedicando il secondo numero di Selected Issues alla " Ricerca nazionale sulle droghe in Europa", si concentra sul ruolo svolto dalla ricerca nei paesi europei, sugli accordi di finanziamento e coordinamento, sulle strutture di ricerca e di divulgazione nonché sui progetti in corso di realizzazione pertinenti le sostanze stupefacenti.
L’indagine evidenzia come la ricerca sia stata inserita tra gli orientamenti politici ufficiali di molti paesi europei, rivestendo ormai una precisa priorità a livello nazionale. Tra i principali soggetti dediti alla ricerca sulle droghe figurano università, istituti di sanità pubblica, centri di ricerca specializzati, ONG e l’industria farmaceutica. Tuttavia la mancanza di un coordinamento efficace tra ricercatori, centri e aree di ricerca rappresenta il principale problema strutturale nella maggior parte dei paesi. I governi sono la principale fonte di finanziamento della ricerca sulle droghe, anche se risulta molto difficile quantificare e descrivere la spesa complessiva. Solo sei Stati membri (Repubblica ceca, Irlanda, Spagna, Francia, Ungheria, Portogallo), dotati di meccanismi di coordinamento nazionale centralizzati, sono stati in grado di fornire informazioni dettagliate sull’assegnazione di fondi alla ricerca in materia di stupefacenti.
Nel complesso rispetto al 1996, quando è stato svolto il precedente studio esplorativo sulla ricerca in materia di stupefacenti, la ricerca europea ha registrato miglioramenti considerevoli, soprattutto nell’ambito delle indagini di prevalenza, di incidenza e modelli di consumo, di valutazione degli interventi (prevalentemente politiche e strategie sulle droghe e sul trattamento e la prevenzione della tossicodipendenza) e degli aspetti economici.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: OEDT
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Nuove possibilità di cura per l’infezione HIV |
29-10-2008 Una nuova molecola in grado di bloccare il virus HIV è stata scoperta da ricercatori italiani dell’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pavia (Igm-Cnr), in collaborazione con il laboratorio di chimica farmaceutica dell'università di Siena.
Lo studio, pubblicato su Journal of Medicinal Chemistry, ha individuato come obiettivo un particolare enzima, la proteina cellulare DDX3, che svolge un ruolo essenziale nella riproduzione delle proteine cellulari, facilitando il flusso di informazioni genetiche tra il nucleo e il citoplasma. Quando il virus HIV si introduce nelle cellule, al fine di duplicare il proprio genoma e produrre nuove proteine virali, agisce sulla proteina DDX3 interferendo sulle normali funzioni di riproduzione cellulare, in modo tale che siano trasmesse solo le informazioni genetiche virali.
I ricercatori, utilizzando tecniche computerizzate, hanno progettato quindi una molecola in grado di bloccare l’azione della proteina DDX3 e, sperimentata in successivi test biologici, la molecola dimostrato di riuscire ad interrompere la replicazione virale dell’HIV senza danneggiare le cellule. L’approccio scientifico adottato è innovativo, infatti le attuali terapie utilizzano farmaci diretti contro enzimi virali in grado di sviluppare una resistenza ai farmaci stessi, rendendoli inefficaci. Perciò la scoperta di questa nuova molecola potrebbe rappresentare lo spunto per creare nuovi farmaci, poiché gli enzimi cellulari hanno minori capacità di mutare, offrendo quindi maggiori probabilità di efficacia nel tempo.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Ansa
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Alcol e droghe: prevenire l’esposizione precoce |
27-10-2008 Molte ricerche sostengono che gli adolescenti a rischio d’uso di alcol e droghe siano giovani caratterizzati da problemi della condotta o che vivono in contesti familiari deprivati. Per tale motivo, i programmi di prevenzione selettiva in ambito scolastico si rivolgono a giovani che sono stati identificati come “a rischio”, ma secondo alcuni ricercatori in tal modo non sarebbe raggiunto l’obiettivo di prevenzione perché una buona parte degli studenti ne verrebbe esclusa.
Uno studio longitudinale durato 30 anni, coordinato da Candice Odgers dell’Università della California e pubblicato su Psychological Science di ottobre, si è proposto di verificare se, effettivamente, l’esposizione precoce alle sostanze rappresenta un fattore causale nella vita futura dei giovani o, piuttosto, se adolescenti con problemi della condotta utilizzano più spesso rispetto ai coetanei alcol e droghe e tendono a sviluppare un uso problematico in età adulta.
L’indagine ha coinvolto 1000 persone nate tra il 1972 e il 1973, che sono state esaminate regolarmente fino a raggiungere l’età di 32 anni. Sono state raccolte notizie in merito a problemi comportamentali durante l’infanzia (risse, atti di bullismo, bugie), utilizzo di alcol e droghe durante l’adolescenza, uso problematico di droghe, malattie contratte a seguito di rapporti sessuali non protetti, condanne penali in età adulta. I dati raccolti rivelano che il 50% degli adolescenti che aveva fatto uso di sostanze prima dei 15 anni, non aveva manifestato problemi comportamentali durante l’infanzia, ma era esposto ad un maggior rischio di dipendenza, di infezioni da herpes, di gravidanze indesiderate, di commetter reati. Di conseguenza, gli sforzi per ridurre o ritardare l’esposizione alle sostanze d’abuso non solo potrebbero prevenire numerosi problemi di salute in età adulta, ma dovrebbero essere rivolti al maggior numero possibile di adolescenti e non essere limitati ai giovani considerati a rischio.
Staff Dronet
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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: University of California
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